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Basilica di San Marco

da Basilica di S. Marco (Palazzo Venezia) – Piccola guida pratica – Sac. Vittorio Di Paola – Parroco Basilica di S. Marco

NOTIZIE STORICHE

S. Pietro quando nel 42-43, messo in carcere da Erode Agrippa, fu liberato di notte dall’angelo, si rifugiò nella casa che Maria madre di Marco teneva presso il Getsemani, e ove molti cristiani stavano appunto pregando per la sua salvezza. In seguito Marco venne a Roma con S. Pietro e fu il suo interprete; certamente vi stava prima del 63, dato che in quel tempo San Pietro scrivendo ai fedeli dell’Asia Minore invia ad essi anche i saluti di Marco. Clemente Alessandrino ci dice che i primi romani convertiti al cristianesimo dalla predicazione di S. Pietro pregarono Marco, essnedo quello che da tempo seguiva Pietro e ne teneva a mente i detti, che mettessi in iscritto le cose predicate dall’Apostolo: Marco quindi scrisse il Vangelo e lo consegnò ai romani: è questa l’origine del Vangelo di S. Marco.

La tradizione ci dice inoltre che S. Marco scrisse il vangelo, abitando presso una famiglia cristiana alle falde del Campidoglio, e che ivi fondò anche un oratorio privato: oratorio che fu poi trasformato in basilica non appena cessarono le persecuzioni; il Liber Pontificalis ci dice infatti che Marco Papa, avendo anche avuti molti doni e fondi dall’Imperatore Costantino, costruì nel 336 la nostra Basilica. Tutto questo è stato pienamente confermato dalle recenti scoperte; a circa m. 2,30 sotto l’attuale è stata ritrovata infatti l’antica basilica.

Essa però dovette andare distrutta, forse dopo appena due secoli, da un incendio, dato che tra il suo pavimento e un secondo venuto in luce a m. 1,30 circa più sopra, risalente alla metà del sec. V, si è trovato uno spesso strato di materie carbonizzate.

Papa S. Adriano I (772-795) il quale abitava presso la basilica e da fanciullo vi aveva fatto il chierichetto non solo la restaurò e vi rifece il tetto, ma ordinò ai monaci di officiarla, cioè di recitarvi il matutino le ore e i vespri pro requie animae suae.

Papa Gregorio IV (828-44) la rifece quasi dai fondamenti, ne decorò con mosaici l’abside che ancora vi ammiriamo, vi trasportò dalle catacombe nella cripta da lui fatta e ora riaperta molti corpi di martiri fra i quali quelli di Abdon e Sennen.

Il Cardinale Veneto Pietro Barbo, divenuto poi Papa Paolo II (1464-71), la rinnovò facendovi anche l’attuale portico e il soffitto, incorporandola al suo Palazzo che divenne, fino a quando fu costruito il Quirinale, dimora dei Papi; infatti oltre a Paolo II vi abitarono altri nove Papi.

Da Paolo II in poi fino ai nostri giorni la Basilica di S. Marco non è stata più solo dei romani, ma anche la chiesa dei Veneti. Restauri di una certa importanza vi fecero Nicolò Sagredo tra il 1651 e il 1661 e il Cardinale Quirini (1740-750) che le diede l’attuale policromia festosa, ma barocca.

La Basilica è dedicata a S. Marco Evangelista il cui corpo da Alessandria fu portato a Venezia a S. Marco Papa il cui corpo, nel 1154 dal castello di giuliano presso Velletri fu portato nella nostra basilica e riposa sotto l’altare maggiore.

È Basilica Titolare: 14 dei suoi 86 Cardinali titolari divennero Sommi Pontefici; ha avutop alle sue dipendenze 20 chiese filiali.

ESTERNO

Campanile

  1. – Campanile romanico sec. XI: vi è una campana donata dal Card. Peregrossi nel 1288 ove è scritto che la fece fare a “a lode di Dio, della Beata Vergine, dei Beati Marco Evangelista e Marco Conf. e dei Martiri Abdom e Sennen”.
    Se ne vede soltanto l’ultima parte spuntare sopra la loggia di Paolo II; tra poco sarà di nuovo visibile nell’antica sua forma specialmente con l’apertura di tutte le finestre trifore. Esso doveva essere demolito sotto Paolo II, il quale aveva fatto costruire un nuovo campanile sopra la sacrestia, l’attuale torre; ma dopo la sua morte non vi furono nè trasportate le campane nè dato in proprietà alla chiesa.

La facciata e la Loggia

furono fatte da Giuliano da Maiano (1432-90) per ordine di Paolo II con travertini tolti al Colosseo in quella parte che guarda il Celio da una vigna che apparteneva al Capitolo S. Marco.
Sui quattro pilastri della Loggia vi sono appesi quattro scudi con in bassorilievo lo stemma del Cardinale Marco Barbo nei due laterali, in mezzo quello di Paolo II e una immagine di S. Marco Evangelista. Tra i pilastri si aprono le tre grandiose arcate della Loggia dalla quale i Pontefici che celebravano a S. Marco le funzioni davano al popolo la solenne benedizione; per questo è detta: la Loggia della Benedizione. I cancelli furono donati nel 1690 dal Card. Titoloare Ottoboni che divenne Papa Alessandro VIII.

Portico

2. – Sopra la porta centrale vi è il bassorilievo di S. Marco Evangelista di Isaia da Pisa (sec. XV), egli tiene sulle ginocchia il libro del Vangelo da lui scritto per i romani; a destra è accucciato un leone, simbolo dell’Evangelista.

Le tre porte d’ingresso sono ancora quelle originali del 400; nella loro parte superiore sono ora venuti in luce gli stemmi intarsiati del Card. Marco Barbo.

Nella parete destra: iscrizione del 1466 riguardante i lavori fatti fare da Paolo II; memoria del Cardi Titolare Valeri; pietre tombali di Gerolamo Ragazzoni veneto e Vescovo di Bergamo (1592) e di Giov. Battista Ghirelli (1859); poggiato a terra vi è il davanzale dell’antico pozzo che stava nell’atrio della Basilica con la iscrizione dell’XI secolo, in essa un tal prete Giovanni, donando il pozzo in onore di Dio e di S. Marco, invita gli assetati a bere e minaccia maledizioni a chi osasse trarre profitto pecuniario dalla sua acqua; epigrafe funeraria di Vannozza Cattaneo che stava a S. Maria del Popolo ed è stata ora qui ritrovata; iscrizioni latine e greche tolte dalla cripta.

Ai lati della porta centrale: un leone opera romanica del XIII secolo; monumenti funebri di Gerolamo Giustiniani (1656) e Tommaso Cantarini (1634) entrambi ambasciatori veneti; iscrizione funebre di un Lettore del sec. V, trovata a S. Agnese, la quale dimostra non solo l’antichità del culto di S. Marco Papa, morto il 7 ottobre del 336, ma più ancora ci dice che la sua festa doveva celebrarsi con molta solennità ed essere nota a tutti, dato che si cita la sua festa per ricordare il giorno nel quale il Lettore morì « DEP. INJ P.D. NAT. SCI, MARCI MENSE OCT. IND. XII altra iscrizione ancora più importante della precedente estratta dal cimitero di Priscilla, essa infatti ci parla di un « Lector » appartenente alla chiesa di S. Marco: « de Pallacine morto nel 343, cioè poco dopo che Papa Marco costruì la Basilica.

Nella parte sinistra: memorie funebri di Marco De Grassi (XVII sec.); di tutti i membri della famiglia De Nigris seppelliti nella Basilica (1204-1459); di Anna Massucci (sec. XVII); antico stemma del Capitolo; colonnine dell’antico ciborio romanico dell’altare maggiore costruito nel 1154 da Giovanni Pietro Angelo e Sassone figli di Paolo marmorari romani; lapidi ricordo dei restauri eseguiti dal Sagredo e dal Quirini; frammenti della antica Basilica.

INTERNO

Navata Centrale

3. – Soffitto fatto dare da Paolo II nel 1471 da Giovanni e Marco de’ Dolci e decorato da Giuliano degli Amidei, il quale si servì di 200 fogli di oro e 300 di argento fatti dal battiloro Antonio Greco; è il primo di tale stile eseguito in Roma e con quello di S. Maria Maggiore sono gli unici soffitti quattrocenteschi rimasti. Vi sono tre grandi scomparti contenenti lo stemma di Paolo II; in alto sopra l’altare maggiore invece dei rosoni dorati vi sono i 4 simboli degli evangelisti scolpiti in legno.

L’architetto Bernardo di Lorenzo ultimò il tetto nel 1467, esso era tutto coperto di lastre di piombo (alcune visibili in sacrestia) con gli stemmi di Paolo II che furono tolte nel 1853.

Sul pavimento belle pietre tombali: di Gerolamo Ottoboni (1590); del Card. Matteo Priuli (1656): stemma del Card. Quirini; del Card. Domenico Grimano (1549); del Card. Luigi Ascani (1825); di Giovanni Mauro.

Cantoria eseguita sui disegni dell’architetto Giuseppe Valadier (1762-1839).

I pilastri furono rivestiti di marmo bianco e le colonne di diaspro di Sicilia dal Card. Quirini.

Nei recenti restauri sono state isolate le 24 bifore di stile gotico di Paolo II e vi sono state messe finestre apribili.

Quadri di destra

Abdon e Sennen seppelliscono i corpi dei martiri, di Mola Francesco (1612-68); i medesimo costretti a venerare gli idoli, di Francesco Allegrini (1587-1663); i medesimi aggiogati al trionfo di Decio Imperatore, di Giovanni Angelo Canini (1617-1666); i medesimi martirizzati al Colosseo, di Giacomo Courtis detto il Borgognone (1621-1671); di Clemente XIII approva il decreto di beatificazione di Gregorio Barbarigo, di Domenico Corvi (1721-1803)

Quadri di sinistra

Incoronazione di S. Marco Papa, del Borgognone; S. Marco Papa approva la pianta della Basilica, di Giovanni Angelo Canini (1617-1666); il medesimo consacra l’altare maggiore presente l’Imperatore Costantino, di Francesco Allegrini (1587-1663); traslazione del corpo di S. Marco Papa dal Castello di Giuliano nel 1154, di Fabrizio Chiari (1615-1695); S. Lorenzo Giustiniani prende possesso della diocesi di Venezia, di Domenico Corvi (1721-1803).

Altorilievi degli Apostoli

fatti eseguire dal Card. Quirini sui disegni di Clemente Orlandi (1694-1775); quelli di destra: S. Mattia, di Pietro Pacilli (1716-?); S. Filippo battezza l’Eunuco, di Carlo Monaldi (1690-1760); S. Matteo, id.: S. Tommaso, id.; SS. Simone e Giuda, di Salvatore Bercari (sec. XVIII); S. Paolo e il Mago, di Carlo Monaldi: quelli di sinistra: S. Giacomo Minore, di Carlo Monaldi; S. Bartolomeo, di Giovanni Le Dous (sec. XVIII); S. Giovanni Maggiore, di Carlo Monaldi; S. Giovanni, di Michelangelo Stot; S. Andrea Bergondi (sec. XVIII); S. Pietro e Simon Mago, di Pietro Pacilli.

Navata destra

4. – Cappella della Resurrezione con quadro di Jacopo detto Palma il Giovane (1544-1628).

5. – Monumento funebre del Card. Pisani, Vescovo di Ostia, morto nel 1570; sulla lunetta una Sibilla, di Bernardino Gagliardi (1609-1660).

6. – Cappella di S. Antonio con quadro di Luigi Cousin, detto Luigi Primo o Luigi Gentile (1606-1668).

7. – Monumento del Canonico Luigi Oreste Borgia.

8. – Cappella della Adorazione dei Re Magi, opera di Carlo Maratta (1625-1713. Davanti a questa cappella il Beato Gaspare del Bufalo (1786-1837) pregava bambino e, divenuto Canonico di S. Marco, ivi predicava e insegnava il catechismo ai fanciulli.

9. – Monumento al Card. Vidman, opera di Cosimo Fancelli (1620-1688).

10. – Cappello della Pietà, quadro di Bernardino Gagliardi (1609-1660), ai lati S. Giovanni Ev. e la Maddalena dello stesso autore.

11. – Monumento di Francesco Erizzo; sopra l’ingresso da Piazza Venezia affresco di P. Giacomo Gesuita rappresentante la rotta dei Medianiti

12. – Monumento di Leonardo Pesaro eseguito da Antonio Canova (1757-1822).

13. – Ai lati dell’Armadio delle Reliquie monumenti del Card. Rubino e di Maria Teresa Merkefeld; sul pavimento pietra tombale del Card. Marco Barbo.

14. – Cappella del SS.mo Sacramento dedicata a S. Marco Papa, eseguita nel 1658 dal Berettini, detto Pietro da Cortona (1596-1669), sull’altare quadro di San Marco Papa, opera di Ambrogi degli Melozzo, detto Melozzo da Forlì (1438-94); i due quadri laterali rappresentano scene dell’Antico Testamento allusive al SS.mo Sacramento, quello di destra è di Ciro Ferri (1634-89); quello a sinistra di Giacomo Courtois detto il Borgognone (1621-71); in alto affreschi di Ciro Ferri (1634-89) rappresentanti a destra il martirio di S. Cipriano e Giustina, a sinistra di S. Caterina d’Alessandria; la cupola è abbellita dagli stucchi di Cosimo Fancelli (1620-688) e di Ercole Ferrata (1610-685).

Confessione – Presbiterio – Abside

15. – Si deve al Card. Quirini tutta l’attuale sistemazione della confessione e del presbiterio che la fece eseguire dall’architetto Filippo Barigioni (1690-1753); il pavimento, tutto opera cosmatesca, fu fatto fare nel 1478 dal Card. Marco Barbo; i tre quadri sopra il coro rappresentano S. Marco Evangelista, quello centrale è un affresco di Giovanni Francesco Romanelli (1617-63) e ne mostra il trionfo, le due tele laterali ne ricordano la cattura e il martirio in Alessandria avvenuto il 25 aprile del 68 e sono opera di Giacomo Courtois detto il Borgognone (1621-71).

Sotto l’altare in un’urna di granito circondata da una ferrata vi è il corpo di S. Marco Papa, ivi trasportato dal Castello di S. Silvestro. Il corpo del Papa infatti, ritrovato per caso da alcuni fossori nel 1084 nel cimitero di S. Balbina, fu venduto a Teobaldo, Signore del Castello. Ivi rimase fino al 1145, quando i romani riuscirono a riprenderlo e a portarlo a S. Marco, ove il Cardinale Titolare Gilberto fece fare un magnifico ciborio. Paolo II chiuse la cripta e spostò in avanti l’adei SS. che stavano nella cripta, come può vedersi dalla pergamena che qui trascrivo trovata quest’anno nell’urna del fare la ricognizione del corpo di S. Marco: Il reverendissimo padre in Cristo e Signore Marco, per divina designazione prete e cardinale di Santa Romana Chiesa, patriarca di Aquileia, nella vigilia e nella festa di San Tommaso apostolo del 1474, anno quarto del pontificato del Santissimo padre in Cristo e signore nostro Sisto quarto, per provvidenza divina papa, collocò nell’altare maggiore di detta chiesa di San Marco le sottoscritte reliquie dei santi, e cioè: il corpo di San Marco Papa e confessore, i corpi dei santi Inartiri Abdon e Sennen e parte del corpo di San Restituto e molte altre ossa di Santi, (che erano state sepolte in altri altari, mentre la chiesa veniva rinnovata dalla felice memoria di Papa Paolo secondo) di cui non si conoscono i nomi, e dopo la ricollocazione delle reliquie consacrò detto altare in onore di San Marco Evangelista e di tutti i santi di’ cui i corpi o le reliquie sono conservati nello stesso altare

Il Santissimo Signore nostro Papa concesse le sottoscritte indulgenze, e cioè : nelle feste di San Marco Evangelista e della dedicazione di detto altare, sette anni e altrettante quarantene, nel nome dei Santi Marco papa e confessore, Abdon e Sennen e Restituto, martiri, cinque anni e altrettante quarantene d ‘indulgenze ogni anno, da durare in perpetuo).

Sia la bella cassa di legno che racchiudeva il corpo di S. Marco e quello degli altri Santi, che le tovaglie di stile umbro 400, con le quali erano avvolti, sono visibili presso la sacrestia.

Nell’abside vi è il mosaico di Gregorio IV (828844): Cristo con un libro in mano ove leggesi: Ego sum lux, ego sum vita, ego sum resurrectio; sopra la testa la mano di Dio Padre con la corona; a sinistra sono : S. Felicissimo, S. Marco Evang. che presenta Papa Gregorio IV che ha la chiesa da lui ricostruita in mano e come arsavasi nell’effigiare i viventi ha intorno al capo un nin)bo quadrato; a destra: S. Marco Papa, S. Agapito, •S. Agnese; al di sotto l’Agnello con i quattro fiumi, simboli dei quattro vangeli verso cui da Gerusalemme e Betlemme muovono 12 agnelli, simboli dei fedeli; sotto ancora la grande iscrizione laudativa di Gregorio IV:”Vasta toli firmo sistunt fundamine fulchra quae Salomonico fulgent sub sydire ritu Haec tibi; preque tuo perfecit praesul honré Gregorius Marce eximio cui nomine quartus; Tu quoque posce Deum vivendi tempora longa Donet et ad Coeli post funus sydera ducat”; sull’arco trionfale vi è il busto del Salvatore, le immagini di S. Pietro e S. Paolo e i simboli degli Evangelisti.

Navata Sinistra

16. – Cappella dell’immacolata, fondata nel 1476 dal Vescovo Paolo Capranica, sia il quadro che gli affreschi laterali rappresentanti S. Giovanni Ev. e S. Luca sono di Pier Francesco Mola (1612-68); ai lati monumenti di Gabriella Scagli, opera di Felice Festa (1826) e quello di Giovanni Prioli.

17. – Monumento di Paolo Capranica sec. XV; sull’ingresso dal cortile di Palazzo Venezia affresco di Padre Giacomo Gesuita rappresentante la vittoria di Giosuè.

18. – Monumento al Card. Basadonna, eseguito da Filippo Cercassi (sec. XVII) con statue simboleggianti la Fede e la Fortezza.

19. – Cappella di S. Michele, quadro di Pier Francesco Mola 112-63), ai lati affreschi di S. Vincenzo Levita e M.e S. Atanasio M. di Giacomo Courtois, detto il Borgognone (1621-71).

20. – Monumento del Card. Luigi Prioli con statue simboleggianti la Giustizia e la Carità.

21. – Cappella dedicata a S. Domenico in memoria del Quaresimale che predicò a S. Marco nel 1218, il quadro è della scuola di Giov. Batt. Crespi (1559-1633) e ricorda il seguente miracolo: una nobildonna aveva il figliuolo malato, tornata a casa dopo aver ascoltato la predica di S. Domenico a S. Marco, avendolo trovato morto, lo prese e lo portò dal Santo che abitava a S. Sisto Vecchio e questi, dopo aver pregato con un segno di croce lo risuscitò. Ai lati S. Francesco d’Assisi e S. Nicola Vescovo di Mira, opere di Lazzaro Baldi (1624-1703).

22. – Unica nicchia rimasta intatta di quelle costruite da Paolo II, gli stemmi dei Papi e i Profeti e Sibille nelle lunette li esiguì tutti il Gagliardi.

23. – Bella Cappella dedicata nel 1763 al Beato Barbarigo Card. Tit. di S. Marco e detto il secondo S. Carlo Borromeo per la sua carità verso tutti, architetto Emidio Sintes; il bassorilievo è opera di Antonio d’Este (1754-1847); sul pavimento lo stemma della famiglia Rezzonico.

24. – Monumento del Card. Mercantonio Bragadino, nipote del celebre difensore di Famagosta, è opera di Antonio Raggi (1624-86).

25. – Fonte Battesimale: miracolosa Madonna col Bambino del 400 ritrovata ora, stava nella chiesa prima dei restauri di Paolo; custodia in legno con Agnus Dei del 1618 donata dal Cononico Luciani; ai lati affreschi di Carlo Maratta (1625-1713) rappresentanti la Prudenza e l’Innocenza.

BASILICA ANTICA

Leggiamo nel Liber Pontificalis che S. Marco Papa, morto nel 336, costruì la nostra Basilica e che l’Imperatore Costantino vi contribuì dando: una patena d’argento del peso di trenta libbre; due agnelli d’argento del peso di 20 libbre; una coppa d’argento del peso di 10 libbre; tre calici d’argento per il ministero del peso di due libbre; il fondo Antoniano sito in Via Claudia, che frutta triginta solidos; il fondo Vaccano sito in Via Appia, che frutta solidos quadraginta et tremisios duos; il fondo Orrea sito in Via Ardeatina, che rende solidos quinquagintaquinque et tremisium unum.

Questo passo del Liber Pontificalis al quale la critica non dava alcun valore, tanto che si voleva far risalire la nostra chiesa non all’epoca Costantiniana ma all’ottavo secolo, è stato interamente confermato dai recenti rinvenimenti archeologici. La Basilica di Papa Marco infatti, non soltanto è stata ritrovata sotto l’attuale, ma di essa è visibile la soglia e il pavimento, cose queste che non troviamo più in nessuna delle Basiliche costantiniane.

Nei recenti restauri fatti allo scopo di risanare la chiesa dalla umidità, sono state aperte sotto il pavimento delle gallerie per il passaggio dell’aria. Ebbenem sotto l’attuale pavimento della chiesa che è quello di Gregorio IV (827-844), si sono trovati due altri pavimenti: uno a un metro incirca più basso, tutto di lastre marmoree, l’altro a circa m. 2,30, in opus Alessandrinum. Essi rivelano due altre fasi anteriori della chiesa. Fra di essi la terra di riempimento aveva uno spesso letto di materie carbonizzate abbastanza uniforme e resti abbondanti di colonne, architravi e altri elementi decorativi, tra cui due grossi frammenti d’iscrizione a caratteri filocaliani, purtroppo con poche lettere.

Tra i due pavimenti sono pure apparsi parte dei muri perimetrali del primitivo edificio e la porta d’ingresso, con la soglia ancora a posto, allo stesso livello del pavimento più basso. Questi muri perimetrali rivelano un ambiente grandissimo come la chiesa attuale all’incirca, ma senza transetto; sono decorati ovunque di pitture a marmoridea e con figure di cavalli. Il secondo pavimento deve essere della metà circa del sec. V, data la natura dei muri che lo sostengono, e che apparvero in più luoghi sotto il colonnato presente sino all’innesto dell’abside gregoriana.

Sopra il secondo pavimento sono visibili i grandi blocchi di rugo dei quali Gregorio IV si è servito specialmente per sottofondare i muri e la fila di colonne della sua chiesa.

Abbiamo dunque una prima chiesa del Papa Marco (336) che dovette andar presto distruttra da un incendio, di essa sono comparsi parte dei muri perimetrali, grandi tratti di pavimento e la porta d’ingresso; una seconda della metà circa del sec. V di cui è apparso il pavimento di circa m. 1,30 più in alto; infine la chiesa di Gregorio IV la cui osssatura è ancora essenzialmente quella della chiesa attuale.

26. – Atrio della chiesa antica, trasformato dopo Paolo II in camera mortuaria.

27. – Appena si entra nelle gallerie scavate per il passaggio dell’aria, si vede la soglia con ancora visibili i buchi per i paletti della porta. Sul pavimento in opus Alessandrinum ancora ben conservato è visibile un chiusino, più avanti resti di colonne, capitelli, etcc.

28. – Pavimento in mosaico raffigurante un vaso dal quale esce una vite; pitture; perimetro della chiesa; opus reticulatum; frammenti vari; secondo pavimento; blocchi di tufo di Gregorio IV.

29. – Pitture con cavalli; colonnina; pavimento al quale è stato tolto il mosaico; conduttura di acqua; frammenti vari.

LA CRIPTA

30. – Con il complesso dei restauri si è anche felicemente realizzato l’unanime voto dei fedeli di riaprire la Cripta, onde riportarvi i Corpi dei SS. Abdon e Sennen e di altri, che una tradizione costante e mai interrotta, risaltente dai nostri giorni fino a Gregorio IV, dave per cetrto dovessero essere in S. Marco. Poichè tutti i vecchi codici dicevano che essi stavano sotto il corpo di S. Marco, per due mesi si eseguirono inutilmente degli scavi sia ai lati che sotto l’altare maggiore, come pure nella cripta.

Si era ormai perduta ogni speranza quando si trovò nella Biblioteca Vaticana il seguente manoscritto del 1575 (Dal Sodo: Ms. Vallicell. G. 33, p. 94): “ivi sono li corpi delli Santi Martiri Abdon e Sennen et anco quello di S. Marco Papa, i quali sono sotto l’altare maggiore”; non vi era più dubbio, i Martiri dovevano stare “con” il corpo di S. Marco stto l’altare maggiore. E infatti ottenuto il permesso di fare la ricognizione, essi vi furono trovati chiusi in un’unica cassa di legno, avvolti in magnifici lenzuoli e con una pergamena (vedi p.10-11) che ricordava essere stati ivi messi nel 1474, dopo che Paolo II ebbe chiusa la cripta.

Non si può qui non fare un cenno della vita di questi santi Martiri, tanto noti e venerati in tutta l’antichità cristiana.

Abdon e Sennen erano nobili Persiani e furono accusati al tempo dell’Imp. Decio (249-251) d’aver seppellito corpi di martiri cristiani. Furono per questo incatenati e portati a Roma, ove entrarono legati davanti al carro di trionfo dell’imperatore. Condotti poi dinanzi al Senato, fu loro imposto di scegliere fra il sacrificio agli idoli e l’esser gettati in pasto alle fiere. Scelto il martirio, furon trascinati nel Colosseo, ove gli orsi e i leoni non osarono toccarli. Per ordine dell’imperatore, furono allora uccisi dai gladiatori, e i corpi gettati dinanzi alla statua del Dio Sole. Ivi restarono tre giorni, finché il suddiacono Quirino li seppellì il 30 luglio nella sua casa. Al tempo di Costantino, primo imperatore cristiano, i SS. MArtini rivelarono essi stessi il luogo della sepoltura e i cristiani ne trasportarono i corpi nel cimitero di Ponziano. Ivi giacquero fino all’epoca di Gregorio IV (827-44) il quale, come aveva fatto il suo predecessore Pasquale I, seguitò a trasporare dalle catacombe nell’interno della città, dentro le basiliche, i corpi dei martiri, molti dei quali erano già stati derubati dai barbari. I corpi dei nostri Santi insieme a quelli di molti altri furono portati solennemente dallo stesso Pontefice nella nostra chiesa e posti nella cripta che egli aveva fatto costruire. Sappiamo questo da un’antichissimo codice della Biblioteca Vallicelliana, nel quale dopo gli Atti dei nostri santi è detto “postea vero Gregorius Papa transtulit ea inde intra urbem in basilica S. Marci papae, et ibi honorifice collocavit, in quo loco multa benefocoa exuberant usque in bodiernum diem”.

Entrando nella cripta si vedono: il pavimento e pitture della prima chiesa: quello della seconda: gli stucchi che reggevano le iscrizioni, parte delle quali si trovano nell’atrio: nella cappellina i corpi e le reliquie di tutti quei santi che vi portò nel IX secondo Gregorio IV; la cataratta, che come anticamente permette di vedere i martiri dall’esterno, presso l’altare maggiore; pitture del IX secolo: in mezzo il Salvatore con ai lati Abdon e Sennen; decorazioni, di stucco tinte in rosso; pezzo dell’antico pavimento della cripta; blocchi di tufo, ecc.

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