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Terme di Caracalla

da Guida metodica di Roma e suoi contorni – Giuseppe Melchiorri – 1834

TERME ANTONINIANE

Furono queste terme con eccessivo lusso edificate dall’ Imp. Antonino Caracalla, ed i suoi successori Eleogabolo ed Alessandro Severo vi aggiunsero i portici esterni che formavano il recinto. La ricchezza di questi sontuosi edifici viene contestata dagli oggetti nobilissimi che vi furono rinvenuti in ogni tempo ed in particolare sotto il pontificato di Paolo III Farnese. Poichè senza parlare della grande quantità di colonne estratte da queste terme, e che quindi passarono ad adornare molte chiese e basiliche, nè delle molte medaglie, camei, urne e bagnarole di granito, di basalte ed altri lavori d’arte; basti il ricordare come furono qui rinvenuti il famoso simulacro colossale dell’Ercole di Glicone, ed il gruppo del Foro detti Farnesiani, la Flora, la Venere Callipigia, l’Amore, e tante altre insigni statue in marmo, che ora formano il più bel pregio del Real Museo Borbonico di Napoli.

Consistevano queste terme in un vasto recinto di portici, essedre e botteghe, che cingeva i principali edifici da essi costruiti fra il Celio e l’Aventino. Le terme poi componevansi d’immensi saloni , di cortili, di palestre, di luoghi atti alla ginnastica, e di una quantità tale di locali da bagno, che se non errano i storici, vi si potevano lavare simultaneamente 2300 persone. Della bellezza di queste terme fà fede Sparziano che le chiama opera egregia (opus egregium ) e fra le altre magnificenze dell’arte che vi erano annovera la famosa cella soleare. La quale dal Archeologo Guattani fu riconosciuta in una sala cosi’ detta, perchè la sua volta era piana, sostenuta da una trabeazione a graticcia di metallo di si vasta dimensione , che formava la meraviglia di ognuno.

Nel visitare gli avvanzi di queste terme, che in parte sono in custodia del Seminario Romano, si scorge la forma di questa rinnomata cella detta soleare, perchè quella concamerazione di bronzo somigliava l’intrecciatura dei lacciuoli che assicurano le solee o scarpe alla gamba. Mostransi ancora due grandi absidi o emicicli, che facevano capo a due corti eguali addette alla palestra ed agli esercizi ginnastici. In queste essedre furono ne’ scorsi anni dal colto gentiluomo Vicentino Conte Egidio di Velo rinvenuti i grandi pavimenti di bel musaico a colori, rappresentanti in molti riquadri le figure dei rinnomati atleti, e giuocatori dell’epoca, vincitori dei premi, e perciò molti coronati, con i loro nomi scritti nello stesso musaico, Quelli belli avvanzi vennero per cura del Governo diligentemente ricoperti, per esser quindi a suo tempo prodotti in luce, La vastità di este terme può ben comprendersi dalla loro dimensione. Poichè i portici esterni che le cine gevano misuravano 1050 piedi per ogni lato, e l’edificio interno, che era quadrilungo, misurava 690 piedi di lunghezza. Tutto l’edificio poi era di due piani, dei quali il superiore era il più ricco, e frà le altre ricchezze notano i storici che vi erano 1600 sedili di marmo. Ora di queste magnifiche terme non rimangono che pochi muri i quali hanno dato campo agli architetti di misurarne le parti, onde riconoscerne la configurazione.


da Nuova descrizione di Roma antica, e moderna – Giovanni Monti Riosecco – 1775

Dopo alcuni passi vedrete le Terme di Antonino Caracalla, chiamate Antoniane, per servizio delle quali fu qua condotto un ramo dell’acqua Appia. Fu in dette Terme una stanza coperta con volta sostenuta da un’ armatura di metallo ciprio fatta a cancello con tale artifizio, che Sparziano riferisce essere impossibile l’imitarlo. A giudizio del Serlio, questá fabbrica è meglio intesa delle Terme di Diocleziano, ed erano si vaste e comode, che potevano lavarsi 2 300 persone in uno stesso tempo, senza vedersi l’un l’altro.

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