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Castel Sant’Angelo

da Guida metodica di Roma e suoi contorni – Giuseppe Melchiorri – 1834

MAUSOLEO D’ADRIANO

Volle quest imperatore che un magnifico sepolcro le venisse edificato di là dal Tevere presso gli orti di Domizia, e presso un circo, di cui fu riconosciuta la forma sotto il pontificato di Benedetto XIV.

Volle eziandio che un ponte dasse accesso al monumento, che per la solidità e magnificenza sorpassava qualunque altro edificio di simil genere ed egli stesso secondo i storici diede il disegno del Mausoleo, del ponte, e del circo vicino. Infatti chi si fa a visitare il moderno Castello detto S. Angiolo può di leggieri convincersi della solidità della costruzione. Passando a descriverlo, lasceremo da parte il ponte già disopra descritto.

Il mausoleo d’Adriano era formato d’un grande basamento, o sostruzione quadrata, in mezzo al quale nel centro innalzavasi l’edificio rotondo, che ancora in oggi si vede e serve di maschio al Castello. La costruzione interna è di grandi massi di pietra indigena, l’esterno però era adorno di marmi nobilissimi, colonne e statue. Il corpo rotondo era rivestito senza dubbio di marmi, ed era circondato dalle faiuose colonne di marmo frigio o paonazzetto, che miseramente perirono nell’incendio della basilica di S. Paolo dove furono collocate da Onorio Imp. La sua forma era a guisa di tempio, e ne’ quattro angoli del sottoposto quadrato erano gruppi di statue e di cavalli / a foggia di quelli che vedonsi al Quirinale. Sotto al portico negl’ intercolunii ‘esser dovettero statue di bel lavoro, poichè oltre la tradizione che di ciò ha lasciata memoria, basti i riflettere che il fanioso Fauno detto di Barberini, perchè da quel Pontefice trovato, e donato alla sua famiglia , era qul col cato. Si sà ancora da storie che le truppe di Bellisario allorchè quivi stanziavano facevano in pezzi le statue, che erano colassù, e quei frammenti scagliavano a propria difesa, sugli assalitori. La summità poi dell’edificio andaya a ristringersi in tanti grandi scaglioni, e sulla sommità vuolsi fosse collocata la bella pigna di bronzo da noi osservata nel giardino Pontificio al Vaticano, in mezzo ai due pavoni dello stesso metallo.

Rimpetto al ponte era l’ingresso principale del Mausoleo, da quello per una strada obliquamente circolare, e senza gradi, potevasi salire anche in cocchio sino alla prima sommità del monumento, e quella era lastricata di musaico. Nelle escavazioni degli anni scorsi fu scoperta di nuovo la porta e la scala. Nell’interno eravi una o più celle destinate a ricevere le ceneri dei defonti della fa. miglia Elia, per la quale Adriano fece costruire questo maestoso sepolcro. Le misure del quale erano gigantesche poichè il basamento quadrato misura 253 piedi da ogni lalo , che formano una circonferenza di piedi 1012.

Il corpo rotondo ha il diametro di 188 piedi. Ora di questo insigne sepolcro non rimane che il misero avvanzo del corpo rotondo scemato in gran parte nella sua sommità sopra la quale sono state aggiunte le moderne costruzioni’ ad uso di fortezza. Poichè dopo la rinnovazione delle mura fatta da Onorio, quesť edificio in parte già guasto e spogliato de’ suoi più belli ornamenti servì ad uso di castello. I Goti nella loro guerra’ lo danneggiarono con l’ offesa egualmente che con la difesa, e Procopio narra la devastazione dei marmi ed oggetti d’ arte, che vi rimanevano ancora. Dopo quella guerra nel IX secolo servi di ricovero alla fazione commandata da un tal Crescenzio Romano che ne fu scacciato da Ottone III., e da ciò tolse il nome, che gli si dà nelle carte di quell’ epoca di torre o castello di Crescenzio.

Il Senato Romano che un tempo l’ebbe in possesso cedette questo forte ai Papi, è Bonifazio IX, Alessandro VI, Niccolo V, Pio IV ed Urbano VIII, ne formarono a poco a poco una fortezza regolare quale si vede al presente, soggetta in tutti i tempi alle fazioni di guerra. Ai tempi di S. Gregorio Magno nel 593 prese il nome di Castel S. Angelo, ( Castrum S. Angeli) , poichè narra la storia dei Papi, che essendo afflitta Roma dal contagio, ed il Papa andando in processione a S. Pietro per ottenere da Dio la cessazione del flagello , giunto sul ponte vedesse sulla sommità di quella rocca un Angiolo in atto di riporre la spada nel fodero a dimostrare il termine del morbo.

Fuvvi già nella sommità edificata ‘una piccola cappella, che si disse di S. Michele inter Nubes eretta in memoria dell’ apparizioni di S. Michele sul monte Gargano in tempo di S. Gelasio Papa, la quale fu demolita nelle successive costruzioni ed il culto della chiesa fu trasferito in S. Angelo in Borgo. Vi fu quindi collocata la statua del suddetto Arcangelo in marmo opera di Raffaelle da Montelupo, alla quale da Benedetto XIV . venne sostituita la statua in bronzo che vi si vede in oggi modellata da Pietro Wenschefeld Fiammingo, e fusa da Francesco Giardoni.

I sopradetti Papi la resero forte secondo l’uso dei tempi, ed’ a norma delle cognizioni che avevansi nel fortificare . Alessandro VI vi eresse una torre quadrata sopra il maschio che ancora si scorge chiusa però da due lati da più recenti edifici fatti per comodo del castellano , e degli altri ufficiali del forte. Vi costrui ancora quel Papa l’annesso corridoio o strada coperta che dal Castello communica col palazzo Pontificio Vaticano, onde nei tempi di fazioni e di guerre aver pronto un ricovero. Di là trovò rifugio nel castello Clemente VII Medici nel famoso assalto di Borbone. Non mancarono le arti, di adornare in parte un luogo cosi celebrato, ed infatti in un salone che è sul davanti e che communica colla loggia che guarda il ponte, sono pitture di Pierino Bonaccorsi detto del Vaga scolaro di Raffaello da Urbino. Nella loggia dalla parte opposta si vedono alcuni stucchi di disegno di Raffaelle da Montelupo, e vari a freschi di Girolamo Sicciolante da Sermoneta. Come vedemino di sopra in questo Castello s’incendia il famoso fuoco di artificio detto la Girandola , ne’ giorni solenni della vigilia e festa degli Apostoli ss. Pietro e Paolo (28 e 29 Giugno ) protettori di Roma , e per la Pasqua di Risurrezione. Vuolsi che questo spettacolo venisse immaginato dal Buonnaroti e perfezionato dal Bernini. La più sorprendente parle di questo spettacolo consiste nelle cosi dette scappate , cioè in due grandi quantità di razzi che vengono incendiate in un sol punto al principio ed alla fine , ognuna delle quali conta 4500 razzi.

La posizione della mole così isolata rende più bello lo spettacolo che può godersi da più punti. In queslo castello risiede continuamente un Castellano che suol avere il grado di Generale, e col suo permesso soltanto può visitarsi il forte, il quale oltre all’ alloggio della guarnigione serve ancora ad uso di prigione di Stato.


da Nuova descrizione di Roma antica, e moderna – Giovanni Monti Riosecco – 1775

Dirimpetto al Ponte vedrete il suddetto Mausoleo di Adriano fatto ad imitazione di quello di Augusto situato pella parte opposta del tevere, ove adesso è il palazzo Corea, e che dagli amanti dell’Antichità si desiderarebbe sbarazzato dalle fabriche, chę quasi lo tengon sepolto.

Quello di cui parliamo, servì dopo di fortezza a Bellisario, a’ Greci, e a’ Goti in diversi tempi. Cadde nelle mani di Narsete mandato dall’Imperatore in ajuto de’ Romani, e nel tempo di queste guerre restò privo delle statue, che l’adornavano, rotte e gettate da difensori sopra de’ nemici.

Scrive Procopio, che il primo circuito estrinseco di quella fabrica era fatto di marmi di Paros in forma quadrata, e che nel mezzo di questo giro era un’edifizio tondo altissimo e così ampio, che non si giungeva con un tiro di falso dall’un lato all’altro. Nell’anno 593, essendo Pontefice S. Gregorio Magno, fu chiamato Castel S. Angelo per l’apparizione di un’Angelo sopra di esso, in segno che dovea cessar la peste, la quale allora travagliava Roma.

Poco dopo fu detta la Rocca o Torre di Crescenzio, da un tal Crescenzio Nomentano, il quale circa l’anno 985 lo accrebbe di nuove fabriche. Il primo tra’ Pontefici che lo fortificasse, fu Bonitazio IX: e sebbene molti hanno di tempo in tempo seguitato ad ampliarlo; nondimeno Niccolò V, Alessandro VI, e Pio IV lo fortificarono in modo notabile; ed Urbano VIII con nuovi baloardi, terrapieni, fossi, e con ogni sorta d’armi e di munizioni lo miglioro e provide.

Sopra l’ultimo torrione nel maschio è la statua di un Angelo, la, quale essendo prima di marmo scolpita da Raffaelo di Montelupo, che ora si offerva situata in cima alla cordonata, in sua vece per ordine di Benedetto XIV ne fu eretta, un’altra di bronzo gettata da Francesco Giardoni. La loggia che volta perso i prati fatta e lavorata di stucchi dal detto Raffaelo, fu dipinta da Girolamo Siciolante da Sermoneta: la sala con diverse storie colorite da Pierino del Vaga, e con un pavimento di vaghissime pietre; Sonovi ancora diverse camere con pitture dello stesso Pierino, e di Giuliano Romano: un busto di Antonino Pio, ed un alto di Pallade, o come molti vogliono di Roma; i Triregni Pontificj con gioie di gran prezzo, una ben fornita armeria, e l’Archivio segreto, ove si conservano le memorie più importanti della storia Pontificia.

Contigui al Castello si vedono gli archi della strada segreta, ossia corridore, che conduce al Vaticano, fabricata da Alessandro VI, e ricoperta di tetto da Urbano VIII il quale la separò dalle contigue abitazioni.


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