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Arco di Settimio Severo

da Guida metodica di Roma e suoi contorni – Giuseppe Melchiorri – 1834

Alle falde del Campidoglio in capo al foro romano, si scorge il famoso arco eretto a Settimio Severo Imp. dal Senato e Popolo circa l’a. 203 per il trionfo riportato per le guerre contro gli Arabi ed Adiabeni, dopo la disfatta di Peseennio Negro e Clodio Albino, che avevano tentato di usurpare l’Impero. Esso è dedicato ad esso Imperatore ed a suoi due figliuoli Caracalla e Geta, i quali cumularono col padre loro l’onore del trionfo. Anzi secondo i storici non potendo egli per il male che soffriva alle giunture reggersi in piedi sul carro, permise ché Caracalla in di lui luogo compisse la cerimonia passando sotto l’arco con la pompa trionfale.

In Tutto il monumento è composto di marmo bianco greco detto salino senza opera di cemento alcuno, ed ha tre fornici, fra i quali quello di mezzo maggiore, e minori i laterali, i quali communicano con quello del centro per mezzo di altri piccoli archetti. Ogni faccia è decorata di quattro grandi colonne d’ordine composito scanalate, ed al disopra degli archi sono alcuni bassorilievi rappresentanti i fatti della spedizione contro gli Arabi e gli Adiabeni. Tanto queste scolture che quelle di ornato, le quali servono di decorazione al monumento, sono guaste in gran parte, e di ciò vuolsi maggiormente accagionare la qualità del marmo, meno tenace e durevole alle ingiurie del tempo.

Sull’attico è la grande iscrizione la quale indica la dedica dell’arco: Essa e la seguente: IMP · LVCIO . SEPTIMIO . M : FIL. NACI AVG : PATRI, PATRIAE . PARTHICO. ARABICO. ET . PARTHICO. ADIABENICO. PONTIF. MAXIMO. TRIBVNIC. POTESTS. XI. IMP. XI. COS. II. PROCOS. ET. IMP. CAES. M. AURELIO. L. FIL. ANTONINO. AVG. PIO. FELICI. TRIBVNIC . POTEST V. COS. PROCOS. P. P. OPTIMIS. FORTISSIMISQUE. PRINCIPIBVS. OB. REMPUBLICAM. RESTITVTAM. IMPERIVMQVE. POPVLI. ROMANI. PROPAGATVM. INSIGNIBVS. VIRTVTIBVS. EORVM. DOMI. FORISQVUE. S.P.Q.R.

La fine però della terza linea, e tutta la quarta vede si nel marmo più bassa di molto, e come scolpita entro un solco, il che dá a conoscere che fu da Caracalla per odio contro l’ucciso fratello ordinata l’abrasione del suo nome dalla iscrizione, come trovasi fatto in quasi tutti i monumenti di quell’epoca dove era nominato, e vuolsi che in luogo delle parole: optimis fortissimisque principibus , vi fossero le seguenti ET • P, GETAE . NOBILISSIMO » CAESARI • OB , etc.

Ornatissimo era l’arco di bronzi fra i quali sulla sommità era il carro o quadriga imperiale, sopra il quale erano le statue dei tre personaggi trionfanti. Ad ogni lato era un milite a cavallo ed uno a piedi. Molti vogliono che Caracalla e non Settimio Severo ne facesse la dedica.


da Itinerario istruttivo di Roma antica e moderna – Mariano Vasi – 1816

Circa l’anno 205 dell’era Cristiana fu eretto questo magnifico Arco trionfale dal Senato, e Popolo Romano, in onore dell’Imperator Settimio Severo, e de’ suoi figlj Caracalla e Geta, per le vittorie riportate sopra i Parti, ed altre barbare Nazioni.

Esso è tutto di marmo salino, formato di tre arcate, e decorato d’otto colonne Corintie, scanalate, e di bassirilievi di mediocre scultura, molto consumati dal tempo. Nella volta dell’arco di mezzo sonovi de bei rosoni, tutti fra loro differenti. Nei suddetti bassirilievi vengono rappresentate le spedizioni fatte dal medesimo Imperatore contro i Parti, gli Arabi, e gli Adiabeni, dopo l’uccisione di Pescennio, e d’Albino, come si legge nella sua doppia iscrizione, già di bronzo dorato, come tutte le altre. Osservasi che nella quarta linea della detta iscrizione, il marmo è più depresso; perchè Caracalla dopo aver ucciso Geta, suo fratello, fece radere il di lui nome, e sostituirvi altre parole: lo stesso fece fare in tutti gli altri pubblici monumenti. Benchè nelle scolture si scorga la decadenza delle belle Arti, nulladimeno in quanto alla sua architettura, essendo stato fatto sul modello degli altri Archi, che allora in molta copia esistevano, non lascia di darci una splendida testimonianza della Romana magnificenza.

In un lato del medesimo Arco evvi una scaletta interna di marmo, la quale conduce al piano superiore, su cui era collocata la figura di Settimio assisa in mezzo a Caracalla e Geta, sopra d’un carro tirato da sei cavalli di fronte, fra due soldati a cavallo, e du a piedi: il tutto di bronzo dorato. Nella decadenza di Roma essendosi innalzato il terreno, questo monumento rimase sepolto quasi per metà, fino all’anno 1804, in cui dal Regnante Sommo Pontefice Pio VII, fu fatto totalmente dissotterrare.

Presso di quest’Arco, a piè della salita cordonata del Campidoglio, trovasi l’antichissimo Carcere Mamertino.


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